ATO Ambiente CL1 S.p.A. in liquidazione

 

AG 22/12
21/11/2012

Oggetto: richiesta di parere ai sensi del Regolamento interno sulla istruttoria dei quesiti giuridici – ATO Ambiente CL1 spa in liquidazione – Incentivo per la progettazione – Applicabilità dell’art.92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici agli atti di pianificazione dei servizi integrati di igiene urbana.

In esito a quanto richiesto dall’ATO Ambiente CL 1 spa in liquidazione (d’ora in poi anche l’Istante) con nota prot. n. 2088 del 7 giugno 2012, acquisita al protocollo dell’Autorità al n. 58932 del 13 giugno 2012, si comunica che il Consiglio dell’Autorità nell’adunanza del 21 novembre 2012 ha approvato le seguenti considerazioni.
In particolare, l’Istante, nello svolgimento della sua attività istituzionale di organizzazione affidamento, controllo e gestione del Servizio integrato d’igiene urbana, ha avviato alcune gare per l’affidamento dei servizi e, al fine di predisporre gli atti di gara, ha incaricato il personale dei propri uffici tecnici di redigere gli atti di pianificazione dei servizi integrati d’igiene urbana.
Il richiedente, richiamato l’art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici, che assegna un incentivo pari al trenta per cento della tariffa professionale, da ripartire tra i dipendenti dell’amministrazione aggiudicatrice che abbiano contribuito alla redazione di un atto di pianificazione “comunque denominato”, interroga l’Autorità in ordine alla possibilità di riconoscere tale incentivo al personale, incardinato negli uffici tecnici dell’amministrazione, che abbia partecipato alla redazione degli atti di pianificazione del servizio di igiene urbana.
Osserva l’istante che la formulazione della norma valorizza espressamente la finalità pianificatoria dell’atto e prescinde dal nomen allo stesso attribuito, con la conseguenza che anche la redazione di un atto pianificatorio in materia di servizi di igiene ambientale fonderebbe il diritto all’incentivo. Peraltro tale lettura della norma, ad avviso dell’Istante, troverebbe conferma da un lato nella Legge 2 marzo 1949, n. 143 che, nel determinare la tariffa professionale degli ingegneri e degli architetti, annovera l’attività pianificatoria tra quelle remunerate in base alla tariffa stessa e, dall’altro, in alcuni precedenti giurisprudenziali della Corte dei Conti.
L’istante domanda, dunque, di conoscere l’avviso dell’Autorità in ordine alla possibilità di riconoscere l’incentivo contemplato nell’art. 92 comma 6 del Codice dei contratti pubblici ai dipendenti che abbiano partecipato alla redazione degli atti di pianificazione, chiedendo, altresì, indicazioni in merito alla tariffa eventualmente applicabile.

Ritenuta la questione rilevante sia dal punto di vista giuridico che economico, è stato avviato il procedimento ex art.4 del Regolamento interno sulla istruttoria dei quesiti giuridici, dandone contestuale notizia all’Istante con nota prot. n. 85473 del 7 settembre 2012.

Successivamente, con nota acquisita al protocollo dell’Autorità n. 91981 del 25 settembre 2012, l’Istante ha trasmesso una memoria con i relativi allegati, predisposta da un avvocato incaricato da alcuni dipendenti dell’Istante stesso, che, in qualità di cointeressati, hanno fatto pervenire le proprie osservazioni sulla vicenda oggetto del parere. Costoro assumono, in sintesi, che l’attività da essi svolta presenta elementi di complessità e multidisciplinarietà tali da integrare di per sé il presupposto per la concessione dell’incentivo e che la nozione di “piano” utilizzata dal legislatore nell’art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici dovrebbe essere interpretata in senso ampio e comprensivo anche degli atti di pianificazione dei servizi integrati d’igiene urbana, considerato che l’elaborazione degli stessi presuppone lo svolgimento di una “attività d’ingegno”, che in quanto tale, sarebbe ricompresa nella fattispecie.

L’esame della questione posta all’attenzione dell’Autorità presuppone il corretto inquadramento teorico degli incentivi per la progettazione e dell’attività pianificatoria dei servizi integrati d’igiene urbana, al fine di stabilire se la previsione contenuta nell’art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici possa essere interpretata in modo estensivo o analogico, al fine di riconoscere tale incentivo anche a coloro che hanno contribuito alla redazione di piani non espressamente contemplati nella formulazione della norma.
L’art. 92 del Codice dei contratti pubblici rubricato “Corrispettivi, incentivi per la progettazione e fondi a disposizione delle stazioni appaltanti”, contiene una serie di disposizioni volte a disciplinare l’assegnazione di specifici incentivi, che assolvono alla finalità di valorizzare le professionalità interne all’ente e di incrementarne la produttività.  L’Autorità, con il parere sulla normativa del 10 maggio 2010 (AG 13/2010), ha chiarito che l’incentivo “assolve alla funzione di compensare i progettisti dipendenti dell’amministrazione che abbiano in concreto effettuato la redazione degli elaborati progettuali.” La ratio legis è di favorire l’ottimale utilizzo delle professionalità interne a ogni amministrazione e di assicurare un risparmio di spesa sugli oneri che l’amministrazione dovrebbe sostenere per affidare all’esterno gli incarichi. L’incentivo, infatti, può essere corrisposto al solo personale dell’ente che abbia materialmente redatto l’atto e ciò in funzione incentivante e premiale per l’espletamento di servizi propri dell’ufficio pubblico (C. Conti, Sez. controllo, Veneto, n. 337 del 26 luglio 2011).
L’art. 92, comma 6, in particolare, recita: “Il trenta per cento della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato è ripartito, con le modalità e i criteri previsti nel regolamento di cui al comma 5, tra i dipendenti dell’amministrazione aggiudicatrice che lo abbiano redatto”.
L’espressione “atto di pianificazione comunque denominato” è stata ampiamente valorizzata dall’istante e dai cointeressati per sostenere la tesi della spettanza dell’incentivo anche a favore dei dipendenti pubblici che abbiano contribuito alla redazione degli atti di pianificazione dei servizi d’igiene ambientale.
Al fine di dare una soluzione al quesito posto dall’istante occorre chiarire la portata applicativa dell’art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici e, contrariamente a quanto assumono l’Istante e i cointeressati, sono molteplici gli argomenti che inducono a escludere gli atti pianificatori dei servizi d’igiene ambientale dalla nozione di “piano comunque denominato”.
In primo luogo depone a favore dell’esclusione la genesi della disposizione. L’articolo 92, come afferma la Relazione illustrativa al Codice dei contratti pubblici, è “sostanzialmente riproduttivo” di norme contenute negli artt. 17 e 18 della Legge n. 109/1994, che contemplavano tale incentivo solo nel caso della progettazione di opere pubbliche.
In secondo luogo assume rilievo l’interpretazione letterale dell’art. 92, comma 6 del Codice medesimo, dalla quale è agevole desumere che la disposizione è chiaramente incentrata sulla determinazione dell’ammontare dell’incentivo e sull’individuazione di una misura e di un parametro. La misura è il trenta per cento e il parametro è indicato per relationem, attraverso il richiamo alla tariffa professionale relativa a un qualsiasi atto di pianificazione “comunque denominato”, senza altre specificazioni.  L’ “atto di pianificazione comunque denominato” quindi viene richiamato solo per il calcolo dell’incentivo, pertanto, contrariamente a quanto assume l’Istante, essa non ha la finalità di estendere l’incentivo, previsto in base agli altri commi della norma solo in materia di lavori e di opere pubbliche, alla pianificazione in materia di servizi o forniture.
Infine rileva la stessa formulazione del comma 6 in esame, nella parte in cui stabilisce che la ripartizione dell’incentivo avviene “secondo le modalità stabilite nel regolamento adottato ai sensi del comma 5”, ossia il regolamento che l’ente adotta per la ripartizione dell’incentivo destinato a retribuire il personale degli uffici tecnici incaricati della progettazione di opere pubbliche.
La riferibilità dell’incentivo alla sola progettazione di lavori si evince, poi, dal tessuto normativo dell’art. 92 del Codice dei contratti pubblici, che nel comma 1 richiama l’“opera progettata”; nel comma 3 e nel comma 7 richiama  “la progettazione preliminare, esecutiva e definitiva”, riferite, come noto, solo ai lavori; nel comma 5 calcola l’incentivo sull’importo “posto a base di gara di un’opera o di un lavoro”, nel comma 7-bis richiama il quadro economico di ciascun “intervento”, parola che, nella terminologia del Codice dei contratti pubblici, designa sempre i lavori e mai i servizi.
Infine la lettura prospettata trova conferma anche nella collocazione sistematica del citato art. 92, inserito nella sezione I dedicata alla “progettazione interna ed esterna, livelli di progettazione” del capo IV del Codice dei contratti pubblici denominato “servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria” avente ad oggetto la progettazione in tema di lavori pubblici. La prima norma di tale capo è l’art. 90 che tanto nella rubrica “progettazione interna ed esterna alle amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori pubblici”, quanto nel comma 1 fa riferimento esclusivamente ai lavori pubblici. Il successivo art. 92, comma 1 richiama le varie fasi dell’attività di progettazione finalizzata alla costruzione di un’opera pubblica e il comma 6, come si è detto, ripartisce gli incentivi tra i dipendenti “delle amministrazioni aggiudicatrici”, utilizzando una espressione sintetica, ma comunque evocativa di quanto già contenuto nella rubrica dell’art. 90 che richiama espressamente la materia dei lavori pubblici.
La lettura storica, letterale e sistematica dell’art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici induce, quindi, a ritenere che tale disposizione trova applicazione unicamente nelle attività relative alla progettazione di opere pubbliche.
Considerato il tenore della istanza di parere e le osservazioni dei cointeressati, occorre valutare se la norma in commento possa essere riferita in via analogica anche alla progettazione in materia di servizi.
Tale opzione è esclusa dalla natura dell’art. 92, comma 6 in esame, che è una norma eccezionale, in quanto deroga al principio di omnicomprensività della retribuzione, in base al quale l’ordinario trattamento economico mensile compensa il dipendente per lo svolgimento di tutti i compiti rientranti nei doveri d’ufficio. Tale principio, come rilevato anche dalla Corte dei conti in recenti pronunce, si desume anche dall’inderogabilità della struttura della retribuzione stabilita dai contratti collettivi, a termini del combinato disposto di cui agli artt. 2 e 45 del D.Lgs. n. 165 del 2001 (C. Conti, 20.07.2010, n.464; C. Conti 02.08.2010, n. 487).
L’art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici, dunque, è una norma di stretta interpretazione, con la conseguenza che non può essere applicata oltre i casi in essa previsti, stante il divieto contemplato nell’art. 14 delle Disposizioni sulla legge in generale.
La lettura delle norme appena illustrata trova il conforto della giurisprudenza della Corte dei Conti che, in recentissime decisioni, si è occupata degli incentivi alla progettazione.
In particolare la Corte dei Conti, Sez. controllo Puglia, con il parere n. 1 del 16 gennaio 2012, pronunciandosi con riferimento a varie tipologie di piani, tra cui il piano per il servizio rifiuti, ha ritenuto che l’art. 92, comma 6 trova applicazione esclusivamente in materia di lavori pubblici e non è consentita alcuna interpretazione analogica atta ad includere nel disposto normativo le attività di pianificazione non attinenti alla progettazione di opere pubbliche, ciò anche in ragione della puntualità descrittiva della norma in commento (C. Conti, Sez. controllo Campania, parere 10.07.2008, n. 14).
Le decisioni richiamate confermano, peraltro, anche altri precedenti, tutti unanimi nel ritenere che il piano “comunque denominato”, la cui redazione fonda il diritto all’incentivo, non può essere un piano neppure mediatamente riconducibile alla materia dei lavori pubblici e l’incentivo presuppone una procedura di evidenza pubblica finalizzata alla realizzazione di un‘opera di pubblico interesse (C. Conti, Sez. controllo, Toscana, parere 18.10.2011, n. 213; C. Conti, Sez. controllo per la Campania, parere 10 luglio 2008, n. 14).
E’ doveroso, tuttavia, dar conto di un indirizzo della Corte dei Conti che ha riconosciuto l’incentivo anche ai redattori dei piani urbanistici, sul presupposto che l’attività di pianificazione urbanistica presenta elementi di similitudine con la progettazione dei lavori pubblici, tanto che è ricompresa nella categoria degli appalti pubblici di servizi elencati nell’allegato IIA del Codice dei contratti pubblici (C. Conti Sez. controllo, Veneto, parere n. 37 del 26 luglio 2011).
Secondo l’istante questa decisione fonderebbe il diritto all’incentivo anche nel caso della pianificazione in materia di servizi integrati d’igiene urbana.
Le argomentazioni assunte dalla Corte dei Conti con riferimento alla pianificazione urbanistica, non si attagliano tuttavia al caso di specie, riguardante la pianificazione dei servizi integrati d’igiene urbana, in quanto tale attività, nonostante richieda l’impiego di molte professionalità e competenze specifiche di tipo multidisciplinare, come assumono l’istante e i cointeressati, non può in alcun caso essere assimilata alla progettazione di opere pubbliche, neppure mediatamente. Sussiste, infatti, una radicale differenza tra la pianificazione urbanistica e quella in materia di rifiuti, che non consente di assimilare le due fattispecie.
La pianificazione in tema di rifiuti, come rileva anche l’Istante, assolve una duplice finalità: da un lato è utile per determinare il corrispettivo del servizio e dall’altro consente di stabilire il livello qualitativo dei servizi, il metodo di controllo degli stessi, la convenienza economica, il raggiungimento degli obiettivi previsti dal legislatore con particolare riferimento alla raccolta differenziata. Tale pianificazione, quindi, per le stesse finalità e per il suo contenuto non inerisce alla progettazione di opere o impianti pubblici.
In tal senso assumono rilievo gli allegati all’istanza e alla nota inviata dai cointeressati da cui si evince che l’attività programmatoria posta in essere ha richiesto l’elaborazione di studi demografici; la rilevazione delle quantità e qualità dei rifiuti prodotti nelle varie zone ricomprese nell’ATO; la individuazione delle dinamiche della produzione e delle utenze dei servizi stessi distinte in domestiche e imprenditoriali; la rilevazione dei fabbisogni; la individuazione dei metodi di raccolta, degli operatori e dei mezzi impiegati (etc.). La pianificazione ha inoltre richiesto un’analisi del territorio, non riguardante però scelte di governo del territorio, ma l’individuazione dei materiali, le modalità di raccolta, gli obiettivi quantitativi, il dimensionamento dei servizi.
Sotto tale profilo, la suddivisione in zone del territorio comunale eseguita in sede di programmazione del servizio integrato dei rifiuti, era diretta solo ad individuare le caratteristiche che accomunano il servizio di raccolta e smaltimento in una determinata zona e alla localizzazione delle zone di raccolta, al fine di “tarare” il servizio stesso in modo conforme alle specificità di quella parte del territorio comunale, come ammettono gli stessi cointeressati. La ripartizione in zone operata dai piani del servizio integrato dei rifiuti, quindi,  in nessun caso può essere assimilata alla “zonizzazione” in ambito urbanistico, come invece assumono i cointeressati medesimi nelle note illustrative.
La pianificazione urbanistica, invece, anche se in forma mediata, inerisce anche a opere o impianti pubblici. Si ricorda, infatti, che i piani regolatori, strumento urbanistico di base per garantire un ordinato e corretto assetto del territorio, contengono, come noto, tra le altre, sia previsioni cd. di zonizzazione, che suddividono il territorio comunale in zone omogenee, specificando quelle con vocazione edificatoria e i vincoli da osservare in ciascuna di esse;  sia norme di localizzazione di aree destinate a formare spazi di uso pubblico, ovvero riservate a edifici pubblici o di uso pubblico, a opere e impianti pubblici o di pubblico interesse, tanto che tali previsioni sono considerate dalla giurisprudenza ad effetto sostanzialmente espropriativo, se riguardanti beni di proprietà privata.
La natura stessa e il contenuto della pianificazione urbanistica e in particolare dei piani regolatori consente, pertanto, l’erogazione dell’incentivo ex art. 92, comma 6 del Codice dei contratti pubblici a favore dei dipendenti che abbiano partecipato alla redazione di tali strumenti urbanistici, in quanto tali atti afferiscono, sia pure mediatamente, alla progettazione di opere o impianti pubblici o di uso pubblico, dei quali definiscono l’ubicazione nel tessuto urbano.
L’Autorità, con riferimento all’art. 18, comma 2 della Legge n. 109/1994, trasfuso in parte qua nell’art. 92, comma 6 del suddetto Codice, ha assunto, con argomentazioni da cui non vi è ragione per discostarsi, che nella norma in esame sono ricompresi “oltre ai vari tipi di atti di pianificazione anche gli atti a contenuto normativo, come ad esempio i regolamenti edilizi che accedono alla pianificazione urbanistica, purché completi e idonei alla successiva approvazione da parte degli organi competenti”, mentre ne sono esclusi gli interventi manutentivi ordinari e straordinari di opere ed impianti, che non comportino la redazione  degli elaborati progettuali, in quanto la norma collega il diritto all’incentivo all’espletamento di una attività di progettazione (Determinazione n. 43 del 25 settembre 2000). Inoltre, con il successivo parere sulla normativa, già richiamato, AG 13/2010 del 10 maggio 2010, l’Autorità ha ulteriormente specificato che il documento identificativo degli interventi manutentivi su opere o impianti pubblici e la loro pianificazione rientrano nella nozione di “piano comunque denominato”, che fonda il diritto all’incentivo per la progettazione in capo ai redattori del piano.
La natura stessa e il contenuto della pianificazione urbanistica e in particolare dei piani regolatori consente, pertanto, l’erogazione dell’incentivo ex art. 92, comma 6 a favore dei dipendenti che abbiano partecipato alla redazione di tali strumenti urbanistici, in quanto tali atti afferiscono, sia pure mediatamente, alla progettazione di opere o impianti pubblici o di uso pubblico, dei quali definiscono l’ubicazione nel tessuto urbano.
I richiamati precedenti dell’Autorità e i pareri della Corte dei Conti, quindi, contrariamente a quanto assumono l’Istante e i cointeressati, quindi, non fondano il diritto all’incentivo per i redattori degli atti di pianificazione dei servizi integrati d’igiene urbana.
Tale conclusione è rafforzata anche dalla finalità degli atti di pianificazione in esame, così come dichiarata dall’Istante e quale emerge negli allegati.
In particolare, la società istante assume che la pianificazione dei servizi è stata elaborata da dipendenti incaricati dalla stessa società al fine di predisporre “alcuni affidamenti di servizi integrati d’igiene urbana” e gli atti di gara allegati all’istanza richiamano in più parti i risultati di tale pianificazione. L’istante non specifica il tempo in cui tali gare sono state indette, ma dagli allegati all’istanza e in particolare dall’allegato n. 8 degli atti della gara indetta per il Comune di Caltanisetta - che contiene le schede di rilevazione dei dati relativi ai rifiuti per gli anni dal 2007 al 2010, e dall’allegato n. 7 della gara indetta per il degli atti della gara indetta per il Comune di Marianopoli - che contiene le schede di rilevazione dei dati relativi ai rifiuti per gli anni dal 2006 al 2009 - si può desume che le gare in oggetto siano state bandite nel vigore del Codice dei contratti pubblici e verosimilmente nel vigore del D.P.R. n. 207/2010, con la conseguenza che l’attività di pianificazione eseguita dai dipendenti dell’Istante può essere ricompresa nell’attività di programmazione del servizio di cui all’art. 94 del Codice dei contratti pubblici.
Tale norma rubricata “Livelli della progettazione per gli appalti di servizi e forniture e requisiti dei progettisti” demanda, tra l’altro, al Regolamento attuativo la definizione dei livelli di progettazione negli appalti di servizi e forniture. Tale norma deve essere letta in combinato  disposto con l’art. 5, comma 5, lett. d) del Codice, che affida al Regolamento stesso il compito di adottare disposizioni riferite alla progettazione dei servizi e delle forniture con le connesse attività tecniche.
Alla norma in commento è stata data attuazione con l’art. 279 del Regolamento, il quale stabilisce che la progettazione dei servizi e delle forniture, articolata di regola in un unico livello, ha la finalità di identificare l'oggetto della prestazione del servizio e, in particolare, comprende vari atti, quali: a) la relazione tecnica-illustrativa con riferimento al contesto in cui è inserita la fornitura o il servizio; b) le indicazioni e disposizioni per la stesura dei documenti inerenti la sicurezza di cui all'articolo 26, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81; c) il calcolo della spesa per l'acquisizione del bene o del servizio con indicazione degli oneri della sicurezza non soggetti a ribasso di cui alla lettera b); d) il prospetto economico degli oneri complessivi necessari per l'acquisizione del bene o del servizio; e) il capitolato speciale descrittivo e prestazionale; f) lo schema di contratto.
La progettazione che l’Istante assume di aver effettuato prima di bandire le gare per l’affidamento del servizio integrato dei rifiuti, desumibile dagli stessi allegati all’istanza, ha assunto i contenuti indicati dall’art. 279 del Regolamento, il quale stabilisce che tale progettazione “è predisposta dalle amministrazioni aggiudicatrici mediante propri dipendenti in servizio” (comma 2).
Tale previsione, formulata con il verbo nel modo indicativo, attesta che, di regola, l’incarico della progettazione in materia di servizi e forniture è affidato a professionalità interne all’ente, con la sola specificazione che “per i contratti di cui all’art. 300, comma 2, lettera b), la progettazione di servizi o forniture può avvenire nell’ambito di gare per l’affidamento di servizi o di concorsi di progettazione concernenti servizi o forniture, finalizzati a fornire alla stazione appaltante la progettazione”; si tratta, dunque, di una possibilità di ricorso a soggetti esterni riservata solo a speciali fattispecie contrattuali caratterizzate da particolare complessità.
In materia di lavori invece la progettazione può essere affidata sia a professionisti esterni che interni, ancorché sussista un favor per la progettazione interna, e solo in tale secondo caso, è stato contemplato l’incentivo al fine di assicurare, come si è detto, un risparmio di spesa ed invogliare così le amministrazioni pubbliche ad affidare l’incarico ai propri dipendenti.
L’assenza di un’alternativa, in termini generalizzati, alla progettazione interna nell’ambito degli appalti di servizi e forniture, costituisce un ulteriore elemento che induce ad escludere la spettanza dell’incentivo.
Pertanto, lo svolgimento dell’attività di pianificazione del servizio integrato di igiene urbana prodromica all’indizione di gare per l’affidamento del servizio stesso, intesa come programmazione del servizio eseguita, nella specie, dai dipendenti dell’amministrazione aggiudicatrice e doverosa in base al Codice dei contratti pubblici e al Regolamento attuativo, rientra nei doveri d’ufficio e non può fondare il diritto a una retribuzione ulteriore rispetto a quella percepita dal dipendente pubblico, pena la violazione del principio di omnicomprensitivà della retribuzione, che tollera solo deroghe espresse.
La tesi, peraltro, incontra l’avallo della giurisprudenza della Corte dei Conti, che argomentando proprio sulla natura di “attività vincolata espressamente prevista dalla normativa di riferimento” assume che “se l’attività rientra nelle funzioni istituzionali dell’ente, il dipendente che abbia redatto materialmente l’atto “svolge un’attività lavorativa ordinaria che deve essere ricompresa nei compiti e nei doveri d’ufficio (art. 53 del D.lgs. n. 165/2001) non suscettibile della liquidazione dell’incentivo di cui all’art. 92, comma 6 del D.lgs. n. 163/06.”.
Secondo l’istante l’attività di pianificazione, essendo riconducibile a quelle remunerate con la tariffa professionale degli ingegneri e degli architetti, ai sensi dell’art. 5 della Legge 2 marzo 1949, n. 143- Approvazione della tariffa professionale degli ingegneri ed architetti e degli artt. 5 e 6 della Circolare del Ministero dei Lavori pubblici n.6679 del 1° dicembre 1969, esplicativa della legge stessa, dovrebbe dare diritto agli incentivi.
Premesso che non è compito di questa Autorità indagare la corretta interpretazione della legge che regola le tariffe professionali degli ingegneri e degli architetti, con la conseguenza che la seconda parte del quesito prospettato dall’Istante in ogni caso non potrebbe essere esaminata, si osserva che l’affermazione dell’istante non scardina la lettura proposta. Ed invero, anche se la tariffa professionale prevedesse la remunerazione delle prestazioni professionali rese per l’elaborazione del piano dei rifiuti, ciò non potrebbe in nessun caso costituire un argomento per interpretare analogicamente una norma eccezionale quale è l’art. 92 del Codice dei contratti pubblici che, per collocazione sistematica, ratio e contenuto assolve ad altre finalità e disciplina altri settori dell’ordinamento.
Peraltro la prospettata tesi dell’Istante prova troppo anche in ragione del fatto che la pianificazione in materia di rifiuti non è espressamente compresa tra le attività remunerate con la tariffa degli ingegneri e degli architetti, in quanto le norme richiamate dall’istante sono riferite esclusivamente alla pianificazione urbanistica; l’inclusione della programmazione in materia di rifiuti tra le attività remunerate a tariffa è frutto di una interpretazione di per sé estensiva e, come tale, non idonea a costituire un argomento utile per fondare la lettura estensiva (… rectius analogica) di un’altra norma - l’art. 92, comma 6 del Codice - che come già detto più volte ha natura eccezionale .

Dott.ssa M.L. Chimenti