Saint-Gobain PAM Italia S.p.A.

Servizi e forniture: programmazione, progettazione ed esecuzione del contratto
Consultazione on line dell'Avcp

 

 

Pur essendo la presente consultazione rivolta principalmente agli aspetti relativi alla programmazione, progettazione ed esecuzione, Saint-Gobain PAM Italia desidera esprimere quanto segue:
Premessa
Saint-Gobain PAM Italia opera produce e commercializza tubi, raccordi, valvole e loro accessori oltre che chiusini griglie e caditoie in ghisa sferoidale,  a servizio del ciclo idrico integrato  (acquedotti, fognature e altre opere idrauliche) e, da sempre, è uno dei principali fornitori delle stazioni appaltanti e delle Imprese Italiane del Settore.
Per la destinazione dei prodotti, Saint-Gobain PAM presta particolare attenzione alla qualità degli stessi, effettuando la fabbricazione in opifici europei accreditati con tecnologie produttive le più avanzate. Tuttavia, paradossalmente le suddette attenzioni finiscono per tradursi in uno svantaggio competitivo, in favore di quegli operatori che, al contrario, prediligono luoghi e metodi di fabbricazione più economici, ma senza i medesimi standard di qualità, affidabilità, durata e sicurezza dei prodotti finali.
In un settore delicato come il suddetto, le stazioni appaltanti, pur elaborando dei capitolati piuttosto corposi trascurano gli aspetti qualitativi dei materiali, preferendo ottenere, ‘ad ogni costo’,  forti sconti sul prezzo.
Ciò avviene sia attraverso l’adozione esclusiva del criterio di scelta del ‘prezzo più basso’, spesso sostenuto da poche o nulle prescrizioni tecniche, e/o addirittura qualora queste siano espresse, sia attraverso vere e proprie disapplicazioni delle suddette, che attraverso la sistematica disapplicazione dell’art. 234 del Codice dei Contratti Pubblici o DLgs 163 nonché altre inosservanze.
Così, a fronte di un apparente ma immediato vantaggio economico, le Stazioni appaltanti finiscono per acquistare beni con caratteristiche qualitative non all’altezza dei migliori standard presenti sul Mercato.

1. Aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa
In tutti gli appalti, sia di sola fornitura che di fornitura e costruzione, si auspica l’abbandono del criterio di aggiudicazione del prezzo più basso a favore di quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa in cui siano indicati pure punteggi tecnici e non solo commerciali.
Ciò pare opportuno specie perché molte merci originarie dai Paesi terzi (intendendosi sempre con questo termine quei Paesi con cui la Comunità non ha concluso, in un contesto multilaterale o bilaterale, un accordo che garantisca alle imprese comunitarie, a condizioni di reciprocità, un accesso comparabile ed effettivo agli appalti pubblici dei medesimi Paesi Terzi) hanno un’enorme competitività commerciale e solo con il metodo aggregativo compensatore con un limite al massimo ribasso si può limitare l’accesso di offerte solo “molto economiche” e assai “poco tecniche”.
Questa “economia” discende soprattutto dalle legislazioni  ambientali e sociali vigenti (specie nei Paesi terzi) ove al riguardo le certificazioni ISO 14001 e SA 8000 non possono essere considerate equivalenti a quelle rilasciate a Fabbricanti Europei in quanto emesse  a fronte delle legislazioni ambientali e sociali in vigore in ogni Paese.
Ancora, oggi con il nuovo regolamento CPR in cui, per le norme armonizzate, in assenza di punteggi tecnici, ogni soluzione produttiva diventa accettabile attraverso la semplice DoP/dichiarazione di prestazione del Fabbricante, in relazione agli aspetti dello sviluppo sostenibile  collegati al TCO/costo totale di possesso, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa sembra essere il solo criterio di aggiudicazione davvero equamente percorribile.
Peraltro appare necessario che nei punteggi non siano solo considerati parametri commerciali (come i tempi di consegna dei prodotti e/o di esecuzione lavori) ma siano considerati altresì i punteggi legati alle caratteristiche tecniche (premianti l’innovazione e la ricerca) funzionali, prestazionali, ambientali (premianti il risparmio energetico a monte e a valle dei prodotti/opere), la vita utile dei prodotti/opere stesse e dei relativi diversi costi di manutenzione, facilità di posa e degli interventi manutentivi, riciclo a fine vita, assistenza tecnica  post vendita ecc.
Con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa pare basilare non venga considerato assimilabile eseguire una prequalifica tecnica degli aspiranti offerenti per poi ricadere nel criterio di aggiudicazione con il prezzo più basso in quanto, come pure evidenziato al seguente punto 3, la “tentazione” di fare accedere infine all’offerta economica prodotti di bassa qualità è forte nelle Stazioni appaltanti.
Queste ultime dovrebbe garantire all’Utenza, per un “Servizio Pubblico”, l’impiego dei migliori materiali in termini di funzionalità, affidabilità e durata mentre oggi avviene il contrario e il fenomeno è in crescita con prodotti (da Paesi terzi) che  pur presentando tecnologie produttive, standard qualitativi e di sicurezza inferiori e/o superati rispetto agli attuali corrispondenti prodotti europei (e quindi non vantaggiosi per la stazione appaltante/utenza), hanno trovato facile accesso per il quasi esclusivo utilizzo da parte delle stazioni appaltanti del “prezzo più basso”.
Come evidenziato da AVCP nel Quaderno di dicembre 2011, qualora i prodotti, pur essendo simili o analoghi per prestazioni, presentino comunque, caratteristiche tecnologiche NON direttamente comparabili tra loro e, pertanto, siano tra loro direttamente confrontabili solo sul piano economico, occorre utilizzare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa al fine di favorire una concorrenza effettiva”(determinazione AVCP n.7 del 24.11.11, p. 4): nel settore delle condotte sussistono rilevanti differenze qualitative per cui si auspica, il celere  intervento di codesta Autorità che inviti le stazioni appaltanti del ciclo idrico integrato all’adozione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa sia negli appalti di sola fornitura  che di fornitura e costruzione aggiudicati alle Imprese di costruzione precisando che il Codice/DLgs 163 si applica ad entrambi i tipi di appalti sopra indicati.

2.  La sistematica disapplicazione dell’art. 234 CPP
Come noto, l’art. 234 CPP al comma 2 prevede la possibilità, per le stazioni appaltanti, di respingere un’offerta contenente, per oltre la metà del proprio valore, prodotti originari di Paesi Terzi.
La norma prevede, inoltre, un vero e proprio obbligo di operare in tal senso, quando la differenza di prezzo tra un’offerta con le caratteristiche sopra descritte e una che non le presenti, sia inferiore al 3%.
La stessa Autorità si è già dimostrata sensibile a tale tema, quando, nella propria Relazione Annuale 2011, ha sottolineato che: “le stazioni appaltanti, per rispettare il vincolo posto dal comma 3 [dell’art. 234 CPP: n.d.r.], sono tenute a richiedere nel bando che venga prodotta la documentazione comprovante la provenienza dei prodotti offerti, onde poter effettuare le opportune verifiche nei casi in cui i valori delle offerte si discostino tra loro per una percentuale non superiore al 3%.
Ci preme, peraltro, ricordare la centralità della disposizione di cui all’art. 234 CPP nell’ambito della politica degli appalti pubblici dell’Unione Europea poichè tale norma non voleva né vuole rappresentare di un atteggiamento di ‘chiusura’ e/o di ‘protezionismo’ del legislatore comunitario nei confronti dei mercati dei Paesi Terzi ma, al contrario, avrebbe dovuto costituire lo strumento attraverso il quale indurre i Paesi terzi  ad aprire a condizioni paritarie (senza i tuttora vigenti dazi sulle nostre merci)  i loro mercati alle aziende Europee.
Invece, de facto, non venendo applicata la disposizione di limitare al 50% dell’importo offerto le merci originarie dai Paesi terzi, l’atteso effetto positivo non si è riscontrato: perciò crediamo utile che la disposizione sia raccomandata alle stazioni appaltanti nazionali e ripresa in modo più chiaro e meno facoltativo nel prossimo Codice Europeo altrimenti,  non solo non si avrà mai accesso ai  mercati dei Paesi terzi ma peggio continueremo a non essere in grado di competere adeguatamente con merci/prodotti/servizi originari dai suddetti perdendo così in Europa e in Italia sempre più competitività finanziaria ma, soprattutto, alla fine sociale-occupazionale.

3. Ulteriori aspetti negativi riscontrati nelle opere pubbliche idrauliche.
Vi sono pure alcune specifiche casistiche generanti ulteriori aspetti negativi, forse anche assimilabili a vere e proprie  violazioni, verificatesi specie in caso di appalti di lavori di fornitura e costruzione ove:
i) il potenziale fornitore dell’impresa aggiudicataria presentato in sede di gara dall’Impresa  è stato estromesso in favore di altro produttore, capace di fornire, però, tubi in di altro materiale, completamente diversi da quanto a capitolato e per fare ciò, la stazione appaltante ha operato una vera e propria variante al progetto esecutivo, a gara ultimata;
(ii) per in presenza di specifiche di capitolato indicanti caratteristiche tecniche progettuali ben precise adottate in base a norme, caratteristiche funzionali ecc., le stesse suddette specifiche non sono poi state fatte rispettare in alcun modo;
In alcuni casi si è verificato l’originarsi di contenziosi che comportano, oltre ad un inefficiente impiego di denaro pubblico, le conseguenze negative di gravi ritardi per lo svolgimento/esecuzione dei lavori. Per queste ragioni è auspicabile che codesta Autorità controlli con ogni mezzo possibile gli appalti pubblici del ciclo idrico integrato intervenendo con ogni mezzo laddove si riscontrino violazioni di ogni genere.

4. Applicazione Legge Europea sui pagamenti
Si chiede di  invitare le  Stazioni Appaltanti all’immediata applicazione della suddetta Legge Europea.

5. Diffusione delle risposte di AVCP
Si chiede di dare ampia diffusione pubblica alle risposte rese dall’Autorità ai vari quesiti posti a qualsiasi titolo sul sito web di AVCP.